set
7
2010

Lombardia. AAA psicologi cercano commercialisti.

LogoOrdinePsicologiSe 12.021 vi paiono pochi! 

 Numeri importanti quelli degli psicologi iscritti all’Ordine della Lombardia che, per la prima volta, hanno deciso di avviare un convenzione con i  ragionieri e i dottori commercialisti.

La sostanza è chiara: “Stiamo  raccogliendo da parte di tutti i ragionieri e dottori commercialisti lombardi la disponibilità di coloro che – a fronte di un pacchetto di servizi considerato necessario per l’attività dello psicologo – desiderino convenzionarsi  offrendo agli psicologi tariffe particolarmente vantaggiose” si legge in una nota dell’Ordine. 

Vantaggi, dunque, economici, visto che  si chiariscono sia le prestazioni che i costi da applicare.  Ma c’è di più. L’Ordine degli Psicologi non nasconde che ” se da un lato il professionista psicologo potrà usufruire di tariffe particolarmente vantaggiose, dall’altro il commercialista avrà una forte promozione della sua attività individuale che si potrà facilmente tramutare in un accrescimento significativo dei suoi clienti. Tale convenzione con OPL garantisce inoltre la professionalità e l’offerta economica dei commercialisti che sceglieranno di convenzionarsi. I nominativi indicati saranno relativi a tutte le province della Lombardia e verranno ampiamente promossi presso gli oltre 13.000 iscritti al nostro Ordine regionale”.

Insomma una proposta di collaborazione che si profila come un’interessante occasione non solo di business ma anche di comunicazione e di marketing, dove i dottori commercialisti  avranno diffusione capillare dell’offerta e potranno “usufrire” di un garante presso gli psicologi interessati, l’Ordine stesso.

Staremo dunque a vedere se questa strada porterà ai risultati auspicati: una cosa è certa, sempre più la collaborazione tra studi professionali passa attraverso il reciproco vantaggio!

 Fonte: Ordine degli Psicologi della Lombardia  

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set
1
2010

10 meeting nazionale ACEF-Bologna 16-23-30 settembre 2010

meetingACEF2010

 

 

 

 

 

 

 

 

Appuntatevi queste date: 16, 23 e 30 settembre, sede Unindustria-Via San Domenico 4- Bologna.

 

 E’ l’annuale incontro dell’Associazione Culturale Economia e Finanza dove professionisti, aziende e studiosi si incontrano per discutere di temi strategici quali l’Organizzazione, l’Innovazione e la Comunicazione.

 Il  Meeting, giunto quest’anno alla sua decina edizione,  si occupa di studiare il quadro di riferimento per una Consulenza  in grado di proporsi come strumento utile che concorre alla creazione di valore, motore di evoluzione e spinta propulsiva per uscire dalla Crisi . Qui vi segnalo la terza giornata, il 30 settembre TUTTA dedicata alla Comunicazione degli studi professionali! Una full immersion da non perdere  alla quale è possibile partecipare gratuitamente, solo iscrivendosi sul sito ACEF!

L’associazione ACEF nasce nel 1990 e riunisce professionisti e studiosi dell’economia d’impresa,  prevalentemente dottori commercialisti, avvocati e docenti universitari. Promossa da BARBIERI ASSOCIATI- dottori commercialisti  è, a mio avviso, un interessante esempio di come, una lungimirante azione di relazioni pubbliche, possa contruibire ad accreditare e posizionare uno studio a livello nazionale offrendo spunti ed opportunità di collaborazione .

L’evento è accreditato dal Consiglio Forense di Bologna e dal Consiglio dei Consulenti del Lavoro di Bologna con 18 crediti formativi

A seguire, il programma.

PROGRAMMA MEETING NAZIONALE 2010-ACEF

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ago
30
2010

Condividere o tenere per sè?

In questi turbolenti periodi riscontro  due principali atteggiamenti da parte dei professionisti: vi sono quelli che tengono per sè ogni piccola conoscenza o scoperta, celando il piccolo tesoro sotto la sabbia perchè il “collega” non lo possa scoprire pensando di poter godere, almeno per un pò, di un piccolo vantaggio competitivo e quelli che, al contrario, spalancano la porta, fanno entrare in casa tanta gente e  dicono: ” ecco, questo è quello che ho scoperto oggi, come lo possiamo moltiplicare?” 

In questi giorni sto ricevendo i due messsaggi contrapposti. Se, ad esempio, il prossimo numero in edicola di NORDESTEUROPA  , si annuncia con il titolo ” alleiamoci” dimostrando che- forse- è tempo di mettere da parte le differenze per raggiungere insieme gli obiettivi, dall’altro, alcuni eventi occorsi a mei clienti mi portano in direzione contraria. 

Cos’è meglio, condividere o tenere per sè? Da che cosa dipende la propensione a farlo?

 Non esiste una risposta uguale per tutti..  ma, mi vengono in mente due esempi interessanti. Il primo è il libro di  Daniele Boggiato ( il successo italiano su web) dove l’autore racconta la sua storia di uomo e di business di successo.  Qui, la condivisione è un valore assoluto. Anzi, si fa avanti un’idea forte: condividere la propria conoscenza rafforza la reputazione. E una reputazione forte fa aumentare la propria capaciità di attirare clienti e partnership interessanti.

 Il secondo, viene sempre da web, ed è il forum che molti conoscono, quello di Giorgio Taverniti che ha creato una grande comunità dedicata allo scambio di esperienze via via allargatasi  fino a diventare un punto di riferimento con risorse gratuite ( e promozione di corsi anche a pagamento) che, ne sono certa, favorisce di molto il professionista che l’ha creato. 

FORSE CHE LA CONDIVISIONE E’ PIU’ FACILE SUL WEB CHE NELLA VITA ” REALE”?

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ago
26
2010

Rosa è bello.. sempre più nelle professioni

Le professioni diventano sempre più “rosa”. 

Se non bastasse la pratica quotidiana, ora ci vengono  in rosaaiuto anche  i numeri delle Casse che fotografano la realtà professionale ordinistica.  Per una professione, quella del farmacista, che ha oltre il 70% di donne, ne troviamo un’altra, quella dell’avvocato, in grande crescita, che ha superato la soglia del 40,7% di presenza femminile.  Tra i consulenti del lavoro, le donne sono il 42,9%, le veterenarie  il 39,7% ed anche tra i notai le donne sono salite al 28,5%.Fanalino di coda, in  fatto di crescita femminile, i dottori commercialisti: su 51.858 iscritti alla Cassa le donne sono 14.703, ossia il 28,3 per cento.

Questa virata al femminile  avrà qualche sviluppo in termini di comunicazione? La differenza di genere porterà a modificare i modelli organizzativi, collaborativi e comunicazionali degli studi? Lascio a voi riflessioni e commenti.

 

L’articolo del IL SOLE 24 ORE sull’argomento http://snipurl.com/10t8pa

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ago
11
2010

Comunicare le professioni.

Comunicare-le-professioniEstate, tempo di relax ma, anche, di letture. 

 Se siete tra quelli ( come la sottoscritta) che amano la lettura in contemporanea di narrativa e testi professionali, vi segnalo un  contributo di Rosario De Luca,  responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione del Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro e Presidente della Fondazione Studi, con il curatore Ignazio Marino, giornalista di Italia Oggi dal titolo “Comunicare le professioni” edito da Novecento media.

Prima di tutto, non cadete nel mio stesso errore. Non si tratta di un manuale. Qui, non cercate il “come si fa”, oramai molto diffuso,  ma una fotografia accorata ed animata di tanti episodi di una professione, quella di consulente del lavoro, appunto.

In una sorta di lunga intervista  (per un totale di 118 pagine),  De Luca ripercorre trent’anni di professione e di crescita del ruolo del mondo ordinistico,  si sofferma  su alcuni dei temi caldi del dibattito ( l’ingresso dei giovani, le tariffe professionali,  il decreto Bersani, ecc) per procedere a grandi passi sul percorso  di consapevolezza e credibilità perseguito dalla professione del consulente del lavoro da ” tenutario delle buste paga a consulenti del lavoro e per il lavoro”.

Interessante è anche lo sguardo che De Luca ci offre della gestione della comunicazione. Si trovano qui elencati strategie e strumenti di comunicazione che vanno dall’ufficio stampa, al sito internet usato come strumento di comunicazione esterna e di aggiornamento interno, dalla newsletter alla webtv fino alla prossima sfida della web radio con interessanti riflessioni sull’organizzazione interna  all’ordine per portare i temi-guida della professione sul territorio.

Insomma, una lettura non scontata per conoscere  “dal di dentro” una professione ed i suoi professionisti che, nelle intenzioni dell’autore, vuol essere anche una testimonianza, al di là degli stereotipi, di quanto le professioni apportano in termini di condivisione e valorizzazione al Paese.

Buona lettura

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lug
27
2010

Comunicazione e studi legali. Un sondaggio di Finanzaediritto.it

 Da circa una settimana il sito www.finanzaediritto.it ha avviato un microsondaggio dedicato al rapporto tra studi professionali ( in questo caso, avvocati) e mondo della comunicazione.   Le domande, tre in tutto, vertono da un lato a capire se lo studio è affiancato da un’agenzia di comunicazione,  poi perchè si è abbandonata ( o meno) la gestione interna della comunicazione e, infine,  con quali criteri si è arrivati a scegliere la struttura di consulenza. Fino ad oggi, tre gli studi” sotto la lente”:  Crisci (14 luglio), P&A Legal (22 luglio), Orrick Studio legale ( 22 luglio). 

Le risposte sono interessanti per molti motivi  e, in particolare, offrono spunti per quegli studi che oggi si pongono la domanda se  sia giunto il momento  di coinvolgere un professionista della comunicazione.  

Allora vediamole insieme.

Innanzitutto mi ha colpito  la motivazione di chi ha deciso ( Crisci e P&A Legal) di avvalersi di un consulente.  La scelta  nasce dal desidero di  promuovere le proprie competenze , far conoscere la propria attività e le opportunità che il proprio lavoro offre al mercato. Anche chi non è ancora giunto a questa scelta ( Orrick Studio legale) ,  si rende conto dell’importanza di sviluppare ” un posizionamento distintivo del brand” per accrescere la notorietà.

Ma qual’è il profilo del consulente/agenzia prescelto? Quali sono i criteri di selezione?  La lettura delle risposte riporta a temi cari a questo spazio e al valore che la relazione ha, prima ancora della competenza. E allora, ecco, che l’apprezzamento va a chi sa condividere gli “obiettivi primari della nostra strategia di comunicazione”, “non una agenzia di comunicazione tradizionale, ma un rapporto con chi conosce meglio di noi il mondo della comunicazione e ci aiuta a far emergere i nostri contenuti, dandoci dei consigli ed ascoltando molto le nostre peculiari esigenze”. Insomma, il vero valore è ” integrare le nostre esperienze con quelle di un professionista capace di offrire un approccio più  pratico e moderno alle practices di diritto civile ed amministrativo”.

Mi pare che queste parole possano esser un ottimo punto di partenza. E  quali risultati si possono ottenere? Qui le risposte sono chiare: aumento della riconoscibilità sul mercato, aumento di contatti e delle occasioni di lavoro, maggiore visibilità e consapevolezza all’esterno di che cosa lo studio faccia.

Ed per finire…il budget? Qui  le scelte sono diverse, c’è lo studio che, al primo anno, investe circa il 10% del suo fatturato in marketimg e comunicazione ( ma è un spin off di professionisti provenienti da una grande law firm nazionale), e chi non  ha un budget predefinito e sceglie la via dei piccoli investimenti mirati.

 Che dire?  Testimonianze del genere  possono essere un utile esempio da seguire…

 

Gli altricoli puublicati:

http://www.finanzaediritto.it/articoli/%E2%80%9Ccomunicazione-e-studi-professionali%E2%80%9D.-sondaggio-del-gruppo-editrice-le-fonti-di-finanza-e-diritto.it.-risponde-crisci-studio-legale-associato-5803.html 

http://www.finanzaediritto.it/articoli/indagine-di-finanzaediritto.it:-la-comunicazione-dei-professionisti.-risponde-orrick-studio-legale-5892.html

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lug
7
2010

13 luglio a Roma. Invito a “Comunicare la professione legale”.

Cosa accade quando comunicatori ed esperti di relazioni pubbliche si incontrono con i professionisti ed il mondo accademico per parlare di comunicazione della professione legale? 

Quali strumenti ha oggi lo studio professionale per guadagnarsi la fiducia del suo cliente ed aumentare la propria reputazione? Quali sono gli esempi da imitare per comunicare in maniera efficace?

 Ne parliamo martedì 13 luglio all’incontro COMUNICARE LA PROFESSIONE LEGALE. Strumenti e tecniche ad uso e consumo degli avvocati, promossa dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma  e dalla Federazione  Relazioni Pubbliche Italiana a partire dalla 10.00 presso la Facolta di Giurisprudenza -Sala delle Lauree  dell’Università La Sapienza.

Io interverrò sul tema ” la Comunicazione come vantaggio competitivo per gli studi professionali di singoli o di associati” , argomento a me caro, su questo spazio di riflessione. Se potete essere con noi ed avete qualche desiderata in merito, fatevi avanti.. commentate il post..ci incontreremo là.

 

Il dettaglio dell’ incontro 13 luglio 2010

L’articolo sull’incontro  pubblicato su http://www.avvocato.it/news/2010/07/avvocati-comunicatori-confronto-universit-sapienza-rom.html

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giu
30
2010

Lex Expo: torna la fiera delle professioni legali. Bari, 9 luglio 2010

lexexpo2010Al grido di “largo ai giovani”, torna, per la terza volta, LEX EXPO, la fiera  dedicata alla professioni  legali.

Dopo  un silenzio durato 2 anni ( l’ultima edizione si è svolta a Milano, nel 2008) la fiera si ripresenta con una nuova sede e nuove partnership. Si va, infatti, al Sud, a BARI,  e si affianca,  alla  consolidata collaborazione con il Consiglio Nazionale Forense , una forte presenza dell’Osservatorio Permanente dei Giovani Avvocati ( www.opga.it) con il quale è stata realizzata una ricerca sul mondo dei giovani avvocati. Previsito un convegno, una tavola rotonda e un workshop.  Segnalo quest’ultimo, per il titolo ed il contenuto “comunicativo” : L’evoluzione del mercato professionale sul web. Un nuovo continente, nuove opportunità, un nuovo futuro”  .

Si parlerà del futuro dei giovani avvocati, di mercato e di strumenti di comunicazione. Un agurio a tutti di una fattiva fiera!

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giu
23
2010

Campagna pubblicitaria 2010: i commercialisti cambiano pelle?

pubblicitacommercialistiDario di Vico è un giornalista attento lettore del mondo ordinistico e libero professionale in generale. Se ancora non lo conoscete, segnatevi il suo nome. ..e seguitelo.  A riprova di quanto detto, è uscito su  Style Magazine, il mensile del Corriere della Sera, un suo commento alla  campagna pubblicitaria  realizzata dal Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti . In allegato, il contenuto.

In sintesi, DI VICO segnala  come questa campagna segni un nuovo punto di partenza  nel mondo della comunicazione pubblicitaria degli ordini e, di fatto, un diverso posizionamento della figura dei dottori commercialisti.

Vediamo perchè. Il  primo elemento che balza agli occhi è  il superamento del tono di rivendicazione. Nel testo si afferma che “è tempo di pensare meno ai nostri diritti e più ai nostri doveri” di  professionisti “utili al Paese”. Concordo con DI VICO nel dire che  questa è una totale assunzione di resposabilità per un professionista che “conosce forse meglio di molti altri l’andamento dell’economia reale, possiede informazioni sui patrimoni personali dei clienti e ovviamente sa quali sono le esigenze improrogabili delle controparti pubbliche.”  In questa posizione da terzi, tra fisco e contribuenti,  “i commercialisti chiedono di diventare certificatori della veridicità delle dichiarazioni dei redditi e promettono di non farsi condizionare dalla paura di perdere il cliente.”

Dal punto di vista comunicazionale questa campagna è veramente molto impegnativa.  Sarebbe interessante capire se e quanto, il messaggio, sia stato il frutto di un ascolto preventivo e degli iscritti. Vi si sono riconosciuti? Hanno condiviso le affermazioni? Questo passaggio risulterebbe fondamentale  per radicare “una nuova visione della professione dal di dentro”. Infatti, è sempre valido il vecchio detto che “prima di tutto si deve lavorare in casa”. Questo per garantire, poi, coerenza nelle azioni che ogni singolo professionista realizza per sè ma anche a nome dell’ordine che rappresenta. Un lavoro difficile, lento, che una campagna stampa può sancire o avviare. Un impegno che va ben al dilà dell’investimento economico.

  Dario DIVICO   su Style Magazine, mensile del Corriere della Sera

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giu
20
2010

Immagine dello studio professionale ed abbigliamento

La vista è il senso che, per primo, viene attivato in occasione dell’avvio di ogni relazione. Grazie alla vista, infatti, al nostro cervello arrivano tutta una serie di messaggi che trasformiamo in una sorta di inconsapevole  “classificazione” dell’altro che si fonda su due elementi: l’atteggiamento e l’aspetto esteriore.

Se, come dicono i teorici della comunicazione, bastano veramente pochi minuti, per farsi un’opinione dell’altro, è facile capire quanto sia importante tener conto  dell’impressione data e del valore  del proprio abbigliamento nella formazione dell’altrui considerazione. 

E se questa riflessione la riportiamo in ambito professionale?  Ovviamente, anche l’abbigliamento di soci e collaboratori di uno studio  incide sull’immagine complessiva  e, se l’osservate con attenzione,  segue spesso “regole non scritte”, date dallo stile e dall’identità dell’organizzazione. Così, conosco professionisti alla guida di studi importanti che non hanno mai indossato una cravatta ( nemmeno negli appuntamenti più formali della loro vita professionale) ed altri che, per  nessun motivo al mondo, l’abbandonerebbero.

Stili diversi che trovano un piccolo riscontro in una recente ricerca del sito Euroffice.it  che si è messo ad indagare sul “dress code” preferito dagli italiani dal lunedì al venerdì: per il 57%  degli Italiani  è  il “casual curato”, il must  che si declina nell’abbinata pantalone o gonna / giacca o maglioncino dopo attenti passaggi  e prove davanti allo specchio.

La scelta  del casual, continua la ricerca,  è per  il 63% delle donne contro il 37% degli uomini, spesso più obbligati alla mise d’ordinanza in giacca e cravatta. E infatti, su un 9% del campione costretto a un abbigliamento più formale, in giacca e cravatta, il 78% sono uomini, anche in virtù del fatto che sono soprattutto questi ultimi ad occupare le posizioni di più alto livello manageriale (i quadri donna rappresentano mediamente il 22%, mentre le dirigenti si fermano al 12%, per crollare sotto al 6% per posizioni di Board Management, secondo una ricerca di NorthgateArinso).

Interessante anche il capo di vestiario preferito: il 20% degli intervistati sceglie il jeans, un vero passpartout per tutte le occasioni. Tra chi predilige il jeans, spiccano le donne (67%), che riescono spesso a ingentilirlo con accessori glamour e di lusso, mentre per gli uomini (33%) rappresenta la classica scelta del casual Friday, come da recente tradizione statunitense.

A conclusione, che sia formale o  informale, l’abbigliamento incide sull’immagine che diamo di noi. Una gestione consapevole aiuta a trasferire la propria identità nella maniera migliore e più consona a chi siamo.

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